L’ intelligenza artificiale entra sempre più negli strumenti utilizzati dalle forze dell’ordine . Il Governo accelera sul decreto legislativo che recepisce l’ Ai Act europeo , il regolamento dell’Unione Europea che esclude le regole sull’utilizzo dei sistemi di IA.
Il provvedimento introduce norme specifiche sull’impiego delle tecnologie biometriche , compreso il riconoscimento facciale, e disciplina la possibilità di conservare temporaneamente alcuni dati raccolti attraverso sistemi di videosorveglianza in luoghi considerati particolarmente sensibili.
Una scelta che ha aperto un acceso dibattito politico tra chi considera queste tecnologie strumenti fondamentali per la sicurezza e chi teme possibili rischi per le libertà individuali.
Cosa prevede il decreto sull’intelligenza artificiale
Il decreto mira ad adeguare la normativa italiana al quadro europeo, stabilendo le modalità con cui le autorità possono utilizzare sistemi avanzati di identificazione biometrica.
Tra gli utilizzi previsti rientrano situazioni particolarmente delicate come:
- contrasto al terrorismo;
- ricerca di persone scoparse;
- prevenzione e accertamento di gravi reati.
L’utilizzo del riconoscimento facciale dovrà comunque avvenire con le garanzie previste dalla legge e con l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria nei casi stabilità.
Dati biometrici conservati fino a sette giorni
Uno dei punti più discussi riguarda la gestione delle informazioni raccolte dalle telecamere installate in aree considerate sensibili.
Secondo il decreto, i dati biometrici potranno essere conservati per un periodo massimo di sette giorni . Se durante questo arco temporale verrà accertata la commissione di un reato, le informazioni potranno essere utilizzate nell’ambito delle indagini.
In caso contrario, i dati dovranno essere cancellati.
Il testo prevede inoltre la conservazione dei registri informatici relativi alle operazioni effettuate dai sistemi di intelligenza artificiale per un periodo di cinque anni, così da garantire tracciabilità e controlli.
Le curve delle op
La possibilità di raccogliere e conservare temporaneamente dati biometrici di persone non necessariamente coinvolte nei reati ha suscitato forti reazioni politiche.
Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno contestato il metodo seguito dalla maggioranza durante l’esame del provvedimento in Commissione Politiche europee del Senato, chiedendo un rinvio per ulteriori approfondimenti.
Dall’opposizione è arrivato anche l’allarme sul rischio di una possibile profilazione di massa dei cittadini , soprattutto in occasione di manifestazioni pubbliche o grandi eventi.
Il ruolo del Garante della Privacy
Sul decreto è intervenuto anche il Garante per la protezione dei dati personali , che ha espresso un parere favorevole con alcune osservazioni.
L’Autorità ha sottolineato la necessità di garantire:
- un’effettiva supervisione umana dei sistemi di IA;
- la qualità e l’affidabilità delle banche dati biometriche;
- un adeguato coinvolgimento del Garante nelle sperimentazioni che comportano il trattamento di dati personali.
Il punto più delicato riguarda proprio la raccolta automatizzata di informazioni biometriche in luoghi pubblici.
Secondo il Garante, un trattamento generalizzato e preventivo dei dati delle persone presenti in determinati luoghi potrebbe entrare in tensione con i principi dell’ Ai Act europeo , che prevede limiti più stringenti sull’utilizzo del riconoscimento biometrico.
Sicurezza e privacy: una sfida per il futuro
L’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità per migliorare la prevenzione dei reati e rendere più efficace le attività investigative.
Allo stesso tempo, l’utilizzo di tecnologie capaci di identificare le persone attraverso caratteristiche fisiche richiede un equilibrio delicato tra sicurezza pubblica, tutela dei cittadini e protezione della privacy .
La sfida sarà garantire che l’innovazione tecnologica rimanga uno strumento al servizio della collettività, senza trasformarsi in un controllo indiscriminato della vita quotidiana.