La Fondazione Floriani ETS propone una svolta nell’assistenza ai malati e alle loro famiglie: superare le disuguaglianze territoriali, rafforzare le reti pediatriche, investire nella formazione dei professionisti e garantire l’effettivo utilizzo delle risorse pubbliche.
ROMA, 14 ottobre 2026 – Trasformare il diritto alle cure palliative, già riconosciuto dalla legge, in un diritto realmente esigibile, accessibile e garantito in modo uniforme in tutta Italia. È questo l’obiettivo della Carta di Milano, presentata alla Camera dei Deputati dalla Fondazione Floriani ETS, con la partecipazione, tra gli altri, di Ugo Cappellacci, presidente della XII Commissione Affari sociali della Camera, dell’onorevole Gian Antonio Girelli e della senatrice Ylenia Zambito.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che, nonostante il quadro normativo esistente, l’accesso alle cure palliative non sia ancora uniforme sul territorio nazionale. La possibilità di ricevere un’assistenza adeguata può infatti dipendere dalla regione di residenza, dall’età del paziente e dalla capacità dei servizi sanitari di riconoscere tempestivamente il bisogno di cura.
La Carta prende forma dal percorso avviato dal professor Gianlorenzo Scaccabarozzi, direttore scientifico del Centro Studi Medicina della Complessità e Cure Palliative Virgilio Floriani, con il contributo di esperti, professionisti sanitari, università, bioeticisti, associazioni e rappresentanti delle istituzioni. L’obiettivo è individuare le criticità ancora presenti e delineare una strategia condivisa per rendere effettivi i diritti delle persone che affrontano malattie inguaribili o condizioni di particolare fragilità.
«Oggi le cure palliative sono un diritto, ma non sempre un diritto concretamente esigibile», ha sottolineato Scaccabarozzi, evidenziando la necessità di trasformare le norme in servizi, le dichiarazioni in risorse e gli impegni in reti assistenziali competenti e adeguatamente formate.
Risorse pubbliche e servizi: la sfida dell’attuazione
Uno dei nodi centrali riguarda l’impiego dei finanziamenti destinati alle cure palliative e alla terapia del dolore. La Legge 38 del 2010 ha riconosciuto il diritto di accesso a queste forme di assistenza e previsto misure per lo sviluppo delle relative reti.
Secondo quanto illustrato dalla Fondazione, gli stanziamenti pubblici destinati al settore raggiungono complessivamente 140 milioni di euro annui. La questione, tuttavia, non riguarda soltanto la disponibilità delle risorse, ma soprattutto la loro effettiva destinazione, la capacità delle strutture di utilizzarle per rispondere ai bisogni assistenziali e la verifica dei risultati raggiunti.
La richiesta rivolta alle istituzioni è quindi precisa: dare piena attuazione alle disposizioni già previste dalla normativa, assicurando che i finanziamenti siano impiegati per gli obiettivi stabiliti e che il loro utilizzo venga monitorato.
Nel suo intervento, Ugo Cappellacci ha richiamato il valore delle cure palliative come espressione concreta del diritto alla salute, che non si esaurisce nella possibilità di curare una malattia, ma comprende anche il sostegno alla persona nei momenti di maggiore vulnerabilità.
Il presidente della XII Commissione Affari sociali della Camera ha inoltre ricordato le iniziative parlamentari volte a promuovere l’attuazione della Legge 38 del 2010 e a superare le disuguaglianze territoriali, richiamando l’attenzione anche sulle esigenze specifiche dei pazienti pediatrici.
Cure palliative pediatriche: una rete da rafforzare
Tra le priorità della Carta di Milano figurano le cure palliative pediatriche, un ambito che richiede competenze specialistiche e percorsi assistenziali costruiti intorno ai bisogni dei bambini e delle loro famiglie.
L’assistenza pediatrica, infatti, non riguarda soltanto gli aspetti clinici, ma coinvolge anche dimensioni psicologiche, relazionali e sociali. Per questo è fondamentale garantire équipe adeguatamente preparate, continuità tra ospedale, territorio e domicilio e servizi capaci di accompagnare il minore e i familiari lungo tutto il percorso di malattia.
La Carta propone di destinare 20 milioni di euro annui a partire dal 2027 al potenziamento specifico delle reti pediatriche. Si tratta di una proposta, distinta dai finanziamenti già previsti per lo sviluppo generale delle cure palliative, che punta a sostenere l’attivazione dei centri specialistici regionali, lo sviluppo degli hospice pediatrici e il reclutamento del personale necessario per costituire équipe dedicate.
L’obiettivo è evitare che bambini e famiglie debbano attendere le fasi più avanzate della malattia prima di poter accedere a un’assistenza appropriata.
Formazione e competenze: investire nelle persone
La seconda priorità riguarda la formazione dei professionisti sanitari. Potenziare strutture e servizi, infatti, non è sufficiente se medici, infermieri e operatori assistenziali non dispongono delle competenze necessarie per affrontare la complessità delle cure palliative.
Servono preparazione clinica specifica, capacità di lavorare in équipe, attenzione alla comunicazione con il paziente e strumenti adeguati per sostenere anche i familiari. La Carta chiede pertanto di rendere strutturale la formazione in cure palliative, dalla formazione universitaria alla specializzazione e all’aggiornamento professionale, accompagnandola con un adeguato sostegno alla ricerca.
Paolo Floriani, presidente della Fondazione Floriani ETS, ha ricordato l’impegno dell’ente, attivo da cinquant’anni nella promozione della medicina palliativa, attraverso iniziative formative, master con riconoscimento di crediti formativi, corsi universitari e attività del proprio Centro di Ricerca.
Il messaggio è chiaro: accanto agli investimenti nelle strutture, occorre valorizzare le persone che ogni giorno assistono i pazienti. Sono le competenze, la preparazione e la capacità di instaurare una relazione di cura a fare la differenza nella qualità dell’assistenza.
L’ospedale come parte integrante della rete assistenziale
La terza priorità riguarda il ruolo degli ospedali, spesso il primo luogo in cui emerge con evidenza la necessità di attivare un percorso di cure palliative.
Una diagnosi complessa, il peggioramento delle condizioni cliniche o la necessità di affrontare decisioni assistenziali delicate possono rendere indispensabile un intervento tempestivo. In queste situazioni, l’ospedale non deve essere considerato separato dalla rete delle cure palliative, ma diventare un nodo fondamentale, in collegamento con i servizi territoriali, l’assistenza domiciliare e gli hospice.
Una maggiore integrazione tra queste realtà può favorire la continuità delle cure, ridurre le interruzioni assistenziali e offrire risposte più adeguate alle necessità del paziente e della sua famiglia.
Curare significa anche alleviare la sofferenza
Le tre priorità individuate dalla Carta di Milano convergono su una questione essenziale: la qualità di un sistema sanitario non si misura soltanto dalla capacità di guarire, ma anche dalla possibilità di riconoscere il bisogno, alleviare la sofferenza e accompagnare le persone quando la guarigione non è più possibile.
Le cure palliative non rappresentano una rinuncia alle cure. Sono, al contrario, un approccio clinico e assistenziale volto a migliorare la qualità della vita, rispettare la dignità e l’autodeterminazione della persona e sostenere chi le è accanto.
Con la Carta di Milano, la Fondazione Floriani ETS richiama quindi le istituzioni alla necessità di superare lo stigma ancora associato alla fragilità, alle malattie croniche evolutive e al fine vita, promuovendo una medicina sempre più centrata sulla persona.
A conclusione dell’iniziativa, Maddalena Floriani, vicepresidente della Fondazione, ha ribadito il significato di questo impegno, sottolineando la responsabilità di accompagnare i progressi terapeutici con una maggiore capacità di prendersi cura.
La sfida, in definitiva, è trasformare gli impegni in servizi, le risorse in assistenza e i diritti riconosciuti sulla carta in possibilità concrete di cura. Un obiettivo che riguarda non soltanto la sanità, ma la dignità stessa di una società chiamata a non lasciare sole le persone nei momenti di maggiore vulnerabilità.
ph credit Fondazione Floriani