Gravidanza 14 ph credit pixabay
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L’Italia continua a fare i conti con il calo della natalità e con un progressivo invecchiamento della popolazione. È il quadro che emerge dai dati PwC e Istat presentati a Napoli durante il Forum della famiglia e della natalità: tra il 2014 e il 2024 le nascite sono diminuite di circa 130mila unità, mentre nei prossimi decenni è destinata a crescere ulteriormente la quota degli anziani.

Natalità in calo: -26% in dieci anni

I numeri descrivono una tendenza ormai consolidata. Nel 2014 in Italia si registravano circa 500mila nascite, scese a circa 370mila nel 2024: una riduzione del 26% in dieci anni. Il confronto con il 2008, quando si contarono 576mila nuovi nati, evidenzia una contrazione superiore al 35%.

La denatalità si accompagna anche alla diminuzione della popolazione residente. Secondo i dati riportati, dal 2014 gli abitanti in Italia sono diminuiti del 2,3%. Un andamento che solleva interrogativi sul futuro demografico del Paese e sulla capacità di sostenere un equilibrio tra generazioni.

Nel 2050 gli over 65 saranno il 35% della popolazione

Mentre diminuiscono i nuovi nati, aumenta il peso delle fasce più anziane. Attualmente le persone con più di 65 anni rappresentano circa il 25% della popolazione italiana. Le stime indicano che nel 2050 la loro quota potrebbe raggiungere il 35%.

Nello stesso periodo, i ragazzi fino a 14 anni potrebbero scendere all’11% della popolazione. Il rapporto tra generazioni è già sbilanciato: oggi si contano 216 anziani ogni 100 giovanissimi, ma entro il 2050 il rapporto potrebbe salire a 339 anziani ogni 100 giovani.

Si tratta di una trasformazione demografica destinata a incidere sulla composizione delle famiglie, sulle esigenze assistenziali e sull’organizzazione dei servizi.

Lavoro, pensioni e welfare sotto pressione

Le conseguenze del calo delle nascite non riguardano soltanto le famiglie, ma anche il mercato del lavoro e la sostenibilità del sistema previdenziale e assistenziale.

Secondo i dati presentati, ogni 100 occupati si contano già 62 pensionati. Inoltre, per ogni 100 persone vicine alla pensione ci sarebbero soltanto 64 giovani pronti a entrare nel mondo del lavoro per sostituirle.

Una minore disponibilità di lavoratori e lavoratrici può tradursi in una riduzione dei contributi versati e rendere più complesso finanziare pensioni e servizi pubblici, soprattutto in una società nella quale aumentano le persone anziane e crescono i bisogni di assistenza.

Una sfida per il futuro del Paese

I dati illustrano una questione che coinvolge più ambiti: natalità, famiglie, occupazione, previdenza e welfare. Il progressivo calo delle nascite, insieme all’allungamento della vita e all’aumento della popolazione anziana, sta modificando gli equilibri demografici italiani.

La sfida dei prossimi anni sarà affrontare questi cambiamenti, tenendo conto delle condizioni che incidono sulle scelte di avere figli e della necessità di garantire un equilibrio sostenibile tra le generazioni.