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Al processo nei confronti dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, leader della Lega, imputato di sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio per aver vietato lo sbarco di 147 migranti soccorsi dalla nave spagnola Open Arms, sfileranno ministri ed ex ministri. Lo ha deciso il tribunale di Palermo che ha ammesso tutti i testi citati dalle parti. La prossima udienza si terrà il prossimo 17 dicembre.

“Ditemi voi quanto è serio un processo dove verrà da Hollywood a testimoniare sulla mia cattiveria Richard Gere. Spero che duri il meno possibile perché ci sono cose più importante di cui occuparsi. Mi dispiace solo per due cose, per il tempo che tolgo ai miei figli e per i soldi che gli italiani spendono per questo processo politico organizzato dalla sinistra”, ha detto il leader della Lega all’uscita dall’aula bunker del Pagliarelli.

Secondo la difesa di Matteo Salvini, l’avv. Giulia Buongiorno, l’Italia non era competente ad assegnare il porto sicuro alla nave della ong Open Arms.

Il legale di Salvini chiede ora oltre all’esame del leader della Lega, l’acquisizione di due decreti di archiviazione che escludono, in casi analoghi a quello della Open Arms, la competenza italiana nell’assegnazione del Pos (Place of safety) e, sempre in tema di assenza di competenza italiana, le note del ministero degli Esteri di allora in cui si ribadiva la necessità di dover stabilire il porto sicuro, ovvero che doveva essere la Spagna.

La difesa ha chiesto, inoltre, di acquisire la direttiva del 2019 che stabiliva i provvedimenti da adottare a carico delle ong che disattendevano le indicazioni di uno Stato. Nella lista dei documenti chiesti dalla difesa di Salvini anche le indicazioni del governo che evidenziavano la politica italiana in materia di sbarchi e che sancivano la necessità di arrivare a un accordo comune in sede europea sulla distribuzione dei migranti prima dell’assegnazione del Pos e dell’autorizzazione allo sbarco.

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