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Nessun accordo è stato raggiunto all’interno della maggioranza sul Ddl Zan: le legge contro l’omofobia sarà quindi votata in aula il prossimo 13 luglio. «Letta insiste. Si andrà in Parlamento. Se la legge sarà affossata il nome di chi ha impedito che si arrivasse all’unità è Letta. Gli è stata proposta mille volte, anche dai renziani, una mediazione. Noi continueremo ad insistere sul dialogo» anche «da qui al voto» ha detto Matteo Salvini uscendo dal vertice del centrodestra. «Se ho apprezzato la mano tesa di Renzi? Assolutamente sì. Un atteggiamento costruttivo. A noi interessano i risultati».

Pd e Movimento 5 stelle, insistono invece: il ddl Zan deve andare in Aula la prossima settimana, il testo approvato dalla Camera non deve essere modificato e la proposta di mediazione fatta dal presidente della commissione Giustizia, Andrea Ostellari, viene bollata come «irricevibile» perché vuole eliminare ogni riferimento all’identità di genere, non piace né ai dem né ai 5 stelle.

Il centrodestra ha chiesto di far slittare di altre 24 ore il voto di oggi pomeriggio in Aula, per tentare di trovare un accordo, richiesta respinta da Pd, M5s e Leu come dilatoria. «È un peccato – ha detto Davide Faraone, capogruppo di Iv – il presidente Ostellari aveva fatto una proposta saggia, Pd e M5s hanno voluto forzare e ciò crea un clima che mette a repentaglio l’approvazione della legge». Il presidente della commissione Giustizia aveva anche chiesto di fissare al 22 luglio il giorno dell’approdo in Aula del testo. Ma il Pd ha detto no a entrambe le proposte: la data del voto al Senato resta il 13 luglio.

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