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Per una giustizia più equa e giusta Radicali e Lega hanno dato il via libera ad una una raccolta firme referendarie.

L’obiettivo è quello di arrivare a 500mila firme in tre mesi. In questo week end 1.200 le piazze coinvolte in tutta Italia (oggi anche a Monaco di Baviera), 500 delle quali nella sola Lombardia. I referendum «provano a far da tramite, attraverso questa iniziativa popolare, a ciò che non è riuscito a fare il parlamento in 30 anni», ha dichiarato ieri il leader della Lega, Matteo Salvini.

In seguito alle vicende che hanno agitato il mondo della toghe, primo fra tutti il “caso Palamara”. E soprattutto il tentativo, promosso dal ministro della Giustizia Marta Cartabia, di arrivare a una riforma complessiva del settore, sia del penale che del civile, passando per la riforma dell’organo di governo autonomo della magistratura. In discontinuità con la riforma promossa dall’ex Guardasigilli Bonafede, del M5s.

Il rischio di fibrillazioni nella maggioranza è perciò concreto. In particolare a dividerla profondamente sono alcuni dei temi oggetto del referendum: la riforma del Csm, la responsabilità civile diretta delle toghe e la separazione della carriere, la legge Severino. E dal punto di vista politico la questione è intricata. Salvini, scettico sul poter arrivare a una riforma insieme a Grillo e soci, ha dunque pensato al referendum. Nel quale ha portato con sé Forza Italia e i centristi del centrodestra. Non ha invece convinto del tutto il partito di Giorgia Meloni, che appoggerà il referendum, ma non ne condivide del tutto due punti: quello sui limiti alla custodia cautelare e quello sull’abolizione di parte della legge Severino. «I referendum saranno un aiuto al ministro Cartabia e al Governo per chiedere di accelerare», ha assicurato ieri Salvini. C’è poi il capitolo dell’informazione in vista di una decisione consapevole, altro tema caro ai radicali. Per questo ieri una delegazione guidata dal segretario Maurizio Turco si è recata dal Garante per le Comunicazioni Giacomo Lasorella, per esprimergli le proprie ragioni sull’applicazione dei princìpi in materia.

A fine raccolta firme, il tutto sarà depositato entro il prossimo 30 settembre presso l’ufficio competente della Cassazione, che vaglierà le sottoscrizione raccolte. Dato l’ok, la Corte Costituzionale esaminerà la legittimità dei quesiti. Ottenuto il quale partirà l’iter per convocare le urne, di solito in una domenica tra 15 aprile e 15 giugno.

Tra i volti noti che hanno già firmato ai 6 quesiti referendari troviamo oltre alla grande mobilitazione nazionale di migliaia di cittadini da nord a sud, anche personaggi pubblici come Rita Dalla Chiesa e il ministro al Turismo Massimo Garavaglia che hanno firmato in un banchetto nel centro di Roma. I ministri Erika Stefani e Giancarlo Giorgetti, il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana. Molti giornalisti come Augusto Minzolini (direttore de il Giornale), Nicola Porro (il Giornale e Mediaset), Alessandro Sallusti (Libero), Francesco Storace (il Tempo), Maurizio Belpietro (La Verità), Paolo Del Debbio (Mediaset), Mario Giordano (Mediaset), David Parenzo e Gaia Tortora (La Sette).

Simonetta Matone, magistrato e candidata a Roma in ticket con Enrico Michetti, ha firmato a Roma. Giulia Bongiorno lo farà nei prossimi giorni. Lo chef e volto tv Alessandro Circiello ha dato la propria adesione a Ostia. Il governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha aderito venerdì a Trieste.

Adesioni importanti si segnalano anche dai partiti di centrodestra: il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, al Corriere della Sera ha spiegato che “i referendum riprendono temi da noi sempre sostenuti e possono essere un’utile sollecitazione al Governo e Parlamento per la riforma della giustizia. In questo spirito, gli azzurri partecipano alla raccolta di firme”. Licia Ronzulli, responsabile di Fi per i rapporti con gli alleati, ha partecipato a un gazebo congiunto con Salvini (il primo organizzato con bandiere di Lega e Forza Italia e che quindi aveva un forte sapore di “federazione”) e ha firmato i referendum. Via libera anche dall’Udc, con il segretario Lorenzo Cesa e il presidente Antonio De Poli.

Nel primo pomeriggio di sabato a Milano ha firmato per chiedere i referendum sulla Giustizia anche il primario di pediatria del Fatebenefratelli Luca Bernardo, di cui si parla come possibile candidato sindaco del centrodestra alle elezioni di Milano del prossimo autunno. A sorpresa si segnala anche l’adesione di Luca Palamara, già presidente dell’Anm, finito al centro di un terremoto gudiziario che ha sconvolto la magistratura italiana e autore (con Alessandro Sallusti) del libro-intervista “Il Sistema. Potere, politica, affari: storia segreta della magistratura italiana”: nei prossimi giorni firmerà anche lui i quesiti referendari.

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