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I funerali solenni della regina Elisabetta II dovrebbero tenersi lunedì 19 settembre all’abbazia di Westminster.

Lo si apprende da fonti informate.

Le esequie solenni muoveranno tra 10 giorni (come qui sotto riportato nelle varie tappe).

Intanto Re Carlo III ha lasciato la residenza scozzese di Balmoral con la regina Camilla, dove fino a questa mattina fa aveva vegliato la salma di sua madre Elisabetta, per raggiungere l’aeroporto di Aberdeen e da lì imbarcarsi su un volo speciale diretto a Londra.

Nella capitale britannica, sono previsti una serie d’impegni: inclusa la sua proclamazione formale istituzionale, un incontro con la premier Liz Truss e uno con il duca di Norfolk, maestro di cerimonie di corte, per definire i dettagli della commemorazione ufficiale della regina scomparsa. Prima di lui avevano lasciato Balmoral altri reali, a iniziare da suo figlio minore Harry.

Secondo il Mail online solo i figli Carlo e Anna erano al capezzale della regina Elisabetta quando ieri è morta al castello di Balmoral. Gli altri membri più stretti della famiglia reale sono arrivati in un secondo momento, a morte già avvenuta, come è stato comunicato, nel “pomeriggio”, indicazione temporale che nell’usanza anglosassone parte dallo scoccare del mezzogiorno.

Carlo III che sarà formalmente proclamato re del Regno Unito nella giornata di domani, sabato 10 settembre. Al suo ritorno dal castello di Balmoral, dove tutta la famiglia reale si è riunita, il nuovo re dovrebbe incontrare il primo ministro britannico Liz Truss. Intorno alle 18 ora locale la televisione britannica trasmetterà il suo primo discorso alla nazione.

Campane a morto poco fa a ondra – dalla cattedrale di St Paul fino a Westminster – in memoria della regina Elisabetta, scomparsa ieri dopo 70 anni di Regno. E’ questo il segnale che mette in moto la macchina del lutto ufficiale, segnata, a seguire, dalle 96 salve di cannone – una per ciascuno degli anni vissuti da Sua Maestà – parate da Hyde Park come da altri luoghi del Paese da reparti militari d’onore. In precedenza Downing Street aveva diffuso una nota per comunicare, a margine di una riunione del nuovo governo Tory di Liz Truss, la “piena unità” dell’esecutivo nel sostegno al nuovo re Carlo III.

Bandiere a mezz’asta in tutta la nazione.

Ieri il sito web della famiglia reale si è tinto di nero. Sulla homepage una foto di Elisabetta II. Sotto la scritta: “La Regina è morta in pace a Balmoral nel pomeriggio. Il Re e la Regina consorte resteranno a Balmoral questa sera e faranno ritorno domani a Londra”.

Nel pomeriggio un cartello appeso al cancello di Buckingham Palace recitava: “Oggi nessuna cerimonia del cambio della guardia”. Era il primo dei segnali che l’operazione London Bridge era scattata.

Si chiama così la pianificazione dei dettagli su come la famiglia reale, le istituzioni, i diplomatici, le forze armate e la BBC devono procedere alla morte della regina Elisabetta II. Il piano dal nome in codice, risalente agli Anni ’60, è stato svelato nel 2017 dal Guardian.

Indica dettagliatamente le misure da mettere in atto fin dalla possibile malattia della monarca: in caso di breve decorso, nella fase terminale è il medico personale ad avere accesso alla sua stanza per redigere i bollettini e tenere i contatti con l’esterno.

“London bridge is down” è la frase che comunica la morte e che, dopo un iter concitato che viaggia su linee telefoniche privatissime, sfocia nell’ultimo cartello, sempre appeso alla cancellata di Buckingham Palace: il comunicato ufficiale della morte di Sua Maestà.

Il protocollo cambia un po’ perché la Regina si è spenta a Balmoral, la tenuta nell’Aberdeenshire in Scozia: nome in codice diventa Operation Unicorn, mai confermato ufficialmente.

L’operazione Unicorno prevede l’immediata sospensione dei lavori al parlamento scozzese, che permetterà alle autorità di prepararsi al funerale di Stato. La salma sarà esposta all’Holyrood Palace e poi alla Cattedrale di St Giles. Di li’ la bara della regina sarà caricata sul treno reale alla stazione di Waverley e quindi riportata a Londra.

ph crediti wired

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