A Cesenatico prende il via una nuova fase di Octo-Blu, il progetto sperimentale promosso dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con l’Università di Bologna, che punta a studiare il possibile utilizzo del polpo come predatore naturale per contribuire a contrastare la diffusione del granchio blu.
Il progetto nasce dalla necessità di trovare nuove strategie per contenere una specie invasiva che continua a esercitare una forte pressione sugli ecosistemi marini e sulle attività della pesca lungo le coste italiane.
Il polpo come possibile alleato
Secondo Oliviero Mordenti, responsabile del progetto, il polpo potrebbe rappresentare uno degli strumenti utili per il controllo biologico dell’espansione del granchio blu.
Il crostaceo, infatti, costituisce una delle principali prede naturali del polpo. L’obiettivo della sperimentazione è quindi comprendere se la presenza e la crescita dei polpi possano contribuire, in condizioni naturali, a contenere la proliferazione del granchio blu.
Le prove in laboratorio
Prima di arrivare alla nuova fase della sperimentazione in mare, i ricercatori hanno condotto diversi test in laboratorio.
Come spiegato dal ricercatore Antonio Casalini, gli esperimenti in vasca hanno dimostrato che anche un polpo giovane è in grado di predare un granchio blu del peso di circa 400 grammi.
Un risultato che ha aperto la strada alla sperimentazione direttamente nell’ambiente marino.
Rilasciate migliaia di para-larve
Nell’ambito del progetto sono state liberate in mare diverse migliaia di para-larve di polpo, con l’obiettivo di consentire agli animali di svilupparsi nell’ambiente naturale e trovare il granchio blu tra le proprie principali fonti di alimentazione.
Per valutare concretamente l’efficacia dell’intervento sarà però necessario attendere i prossimi mesi. Con la crescita dei polpi inizieranno infatti le attività di monitoraggio, che permetteranno ai ricercatori di verificare gli eventuali effetti sulla presenza del granchio blu.
La sperimentazione rappresenta così un nuovo tentativo di affrontare il problema della diffusione di questa specie invasiva attraverso un possibile meccanismo di controllo biologico, sfruttando una relazione naturale già presente nell’ecosistema marino.