Il nuovo Osservatorio di Itinerari Previdenziali fotografa la distribuzione dell’imposta sul reddito: oltre 34 milioni i contribuenti che versano almeno un euro, mentre una quota significativa non paga Irpef
Il sistema fiscale italiano mostra una forte concentrazione del gettito Irpef. È quanto emerge dal nuovo Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate 2026 del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, presentato il 24 settembre al CNEL. L’indagine analizza le dichiarazioni dei redditi relative al 2024, presentate nel 2025 ed elaborate dalla pubblica amministrazione nel maggio 2026.
Secondo l’analisi, in Italia risultano circa 42,8 milioni di contribuenti a fronte di una popolazione di 58,9 milioni di abitanti. Di questi, poco più di 34,1 milioni versano effettivamente almeno un euro di Irpef, mentre quasi 9 milioni di contribuenti non versano alcuna Irpef.
Il dato, letto insieme alla popolazione complessiva, evidenzia una significativa concentrazione del finanziamento delle principali funzioni pubbliche su una parte dei contribuenti.
Il peso dell’Irpef concentrato sui redditi più elevati
Nel 2024 i redditi dichiarati complessivamente ammontano a circa 1.076 miliardi di euro.
Una parte consistente dei contribuenti si colloca nelle fasce di reddito più basse. Secondo i dati dell’Osservatorio, il 47% dei contribuenti, pari a poco meno di 20,2 milioni di persone, dichiara redditi fino a 20 mila euro e contribuisce complessivamente per circa il 5% dell’Irpef totale.
Scendendo nel dettaglio, i dichiaranti con redditi fino a 7.500 euro lordi sono quasi 8 milioni e versano mediamente 19 euro di Irpef all’anno. Per chi dichiara tra 7.500 e 15 mila euro, la media sale a 204 euro.
Tra 15 mila e 20 mila euro di reddito si collocano invece circa 4,79 milioni di contribuenti, con un’imposta media di 1.773 euro.
Il quadro cambia progressivamente con l’aumentare dei redditi. Tra 20 mila e 26 mila euro si contano circa 6,65 milioni di contribuenti, mentre nella fascia compresa tra 26 mila e 29 mila euro sono poco più di 3 milioni.
Dai 100 mila euro in su una quota rilevante del gettito
La concentrazione del gettito emerge soprattutto osservando le fasce di reddito più elevate.
I contribuenti che dichiarano almeno 100 mila euro di reddito rappresentano circa l’1,75% del totale, pari a 745.615 persone, ma contribuiscono per il 22,25% dell’Irpef complessiva.
Ancora più significativa la fascia dei redditi pari o superiori a 200 mila euro: si tratta di circa lo 0,3% dei contribuenti, che versa quasi il 10% dell’Irpef totale.
Nel complesso, secondo l’Osservatorio, i contribuenti con redditi fino a 29 mila euro rappresentano il 69,78% del totale e versano il 21,33% dell’Irpef.
Il rapporto mette così in evidenza una struttura nella quale una quota relativamente contenuta di contribuenti sostiene una parte molto consistente del gettito destinato a finanziare la fiscalità generale.
Il confronto con la spesa sanitaria
Uno degli aspetti evidenziati dalla ricerca riguarda il rapporto tra imposte versate e costo dei servizi pubblici.
Per alcune delle fasce di reddito più basse, l’imposta media versata risulta infatti inferiore al costo pro capite della sanità. Nel 2024, secondo i dati richiamati dall’Osservatorio, la spesa sanitaria ammontava a circa 2.347 euro per abitante.
Il rapporto utilizza questo confronto per interrogarsi sulla capacità del sistema fiscale di sostenere nel tempo le principali componenti del welfare, in particolare sanità e assistenza sociale. L’obiettivo dichiarato dell’indagine è infatti proprio quello di verificare se le entrate derivanti dalla fiscalità generale siano sufficienti a finanziare le principali funzioni di protezione sociale a carico dello Stato, delle Regioni e degli enti locali.
Brambilla: “Una forte redistribuzione della ricchezza”
Il presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, Alberto Brambilla, interpreta questi dati come il segnale di una forte redistribuzione attraverso il sistema fiscale.
Nel corso della presentazione ha parlato di un’ampia redistribuzione della ricchezza, sottolineando come una parte della popolazione benefici dei servizi pubblici mentre il finanziamento del welfare ricade in misura significativa sui contribuenti con redditi più elevati.
Brambilla ha inoltre richiamato il tema dell’evasione fiscale e quello della sostenibilità della spesa pubblica, collegandoli alle prospettive di crescita, occupazione e produttività del Paese.
Si tratta, in questo caso, di una valutazione espressa dal presidente dell’Osservatorio e non di una conclusione autonoma sui singoli contribuenti: i dati descrivono infatti quanto viene dichiarato e versato ai fini Irpef, ma non consentono da soli di stabilire quanti dei contribuenti che non versano imposta siano effettivamente evasori.
Un problema che riguarda il finanziamento del welfare
La fotografia restituita dall’indagine riporta quindi al centro del dibattito il rapporto tra redditi dichiarati, imposizione fiscale e sostenibilità del welfare.
Il dato sui quasi 9 milioni di contribuenti che non versano Irpef non significa automaticamente che tutte queste persone dispongano di redditi non dichiarati: l’Irpef effettivamente dovuta può essere azzerata, tra le altre ragioni, da redditi molto bassi, detrazioni e altre componenti del sistema fiscale.
Il tema dell’evasione rimane tuttavia una delle questioni richiamate dall’Osservatorio nel valutare gli squilibri del sistema. La ricerca 2026 prende infatti in esame le dichiarazioni fiscali e la distribuzione del gettito lungo un arco temporale di 17 anni, dal 2008 al 2024, con l’obiettivo di analizzare anche l’evoluzione della struttura fiscale italiana.
La questione centrale, dunque, non riguarda soltanto quanto si paga, ma chi finanzia concretamente i servizi pubblici e quanto a lungo l’attuale distribuzione del carico fiscale possa sostenere sanità, assistenza e welfare.
ph credit pexels