Rogo di Crans-Montana: le autopsie sulle vittime italiane e i punti ancora da chiarire
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Le giovani vittime italiane del tragico incendio scoppiato nella notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio al disco-pub “Le Constellation” di Crans-Montana, in Svizzera, non avrebbero assunto quantità significative di alcol prima della tragedia. È quanto emerge dalle autopsie effettuate sui corpi di Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi ed Emanuele Galeppini.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, i ragazzi al momento dello sviluppo delle fiamme sarebbero stati lucidi e, in linea teorica, in condizione di potersi mettere in salvo. Tuttavia, sarebbero rimasti intrappolati all’interno del locale a causa della presunta chiusura dell’uscita di sicurezza.

Le indagini sulle autopsie

Sul totale delle 41 vittime del rogo, la procura di Sion aveva inizialmente disposto un numero limitato di autopsie, ampliato successivamente anche attraverso richieste di riesumazione. In alcuni casi, infatti, i corpi erano già stati restituiti alle famiglie prima degli accertamenti medico-legali.

Le procedure hanno generato ritardi e polemiche, anche per la mancata o incompleta indicazione delle cause di morte in alcuni certificati iniziali, elemento considerato rilevante ai fini delle future responsabilità giudiziarie.

L’inchiesta parallela in Italia

Parallelamente all’indagine svizzera, la procura di Roma ha avviato un fascicolo autonomo per accertare dinamica, cause e eventuali responsabilità del rogo che ha provocato 41 vittime e 115 feriti.

I risultati degli esami autoptici sulle vittime italiane saranno ora trasmessi al pubblico ministero Stefano Opilio, titolare dell’inchiesta italiana.