L’arrivo del Papa
“Ciao Napoli! Buongiorno! Sono venuto a Napoli per trovare questo calore che solo Napoli sa offrire! Grazie per questa accoglienza! Grazie!”
E proprio lasciandosi accogliere dall’anima più profonda della città, Leone XIV si è presentato ieri a Napoli e al suo clero, nella giornta dell’ 8 maggio, anniversario della sua elezione al soglio pontificio. L’atterraggio è avvenuto alle ore 14.17 alla Rotonda Diaz, sul lungomare Caracciolo, dopo la mattinata trascorsa nel santuario di Pompei, per la supplica del santo rosario di Maria del Rosario.
In automobile il Santo Padre è arrivato in duomo a Napoli: dove per tre volte l’anno avviene il prodigio della liquefazione del sangue di san Gennaro, patrono della città.
Intorno alle 15.00 il Pontefice si è trattenuto per qualche istante alle soglie della porta principale della cattedrale per salutare i fedeli raccolti all’esterno. “È una benedizione di Dio trovarci insieme, sono molto contento di poter essere qui questo pomeriggio”, ha dichiarato il pontefice, spiegando anche il significato di questa sua prima tappa, “dove voglio anche fare quest’omaggio a San Gennaro, tanto importante per la vostra devozione e la vostra fede!”
Entrato in duomo, ove si è tenuto un incontro di preghiera e la proclamazione di un brano evangelico, al termine il Papa ha anche pronunciato un discorso che ha inquadrato la città partenopea come città “ricchissima di arte e di cultura, situata nel cuore del Mediterraneo e abitata da un popolo inconfondibile e gioioso, nonostante il peso di tante fatiche”.
Ricordando le parole di papa Francesco che rivolse al popolo campano durante l’incontro con la popolazione di Scampia nel marzo 2015: “La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste! È questa la vostra grande risorsa: la gioia, l’allegria”. E Leone XIV ha ribadito ieri: “Oggi sono qui anche per farmi contagiare da questa gioia”.
Le parole del cardinale arcivescovo Battaglia
L’incontro con il clero, dopo l’arrivo in presbiterio del Papa e il Segno della Croce, è introdotto da un indirizzo di saluto del cardinale arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, che esprime genuina gratitudine a Leone per avere “scelto di condividere questo giorno, il giorno della sua elezione, con tutti noi”. Con la città di Napoli, “che conosce la festa anche dentro le tempeste, non per leggerezza, ma per fedeltà alla luce”. Il porporato presenta al Pontefice i presbiteri, che “portano sulle spalle la vita della gente”, vivendo un ministero “di parole cercate più che pronunciate”; i consacrati e le consacrate, memoria viva “che non tutto si possiede, non tutto si trattiene, non tutto su misura”; i diaconi permanenti, “chiamati a indossare il grembiule nel servizio”; i seminaristi, “giovani in cammino, che provano ogni giorno a lasciarsi raggiungere dal Signore”. Il discorso si allarga poi a tutto il popolo di Dio, alle “famiglie che resistono”, alle madri e padri “che educano”, a quella fede “impastata di gesti semplici”, come “un segno di croce fatto passando davanti a una chiesa”. Una comunità che, specifica Battaglia, conserva il desiderio “sincero e ostinato” di tornare a “un Vangelo che non si lascia addomesticare”, abitando le notti senza fuggirle. “Da questa Cattedrale”, conclude l’arcivescovo di Napoli, “oggi, sale una preghiera che è insieme fede e ferita: pace”.
Poi il Santo Padre viene accolto in piazza del Plebiscito, dopo il suo arrivo in elicottero alla rotonda Diaz. “Radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti – Istituzioni, Chiesa e società civile – per sollevare la città, per restituire a Napoli la sua chiamata ad essere capitale di umanità e di speranza”
“Le voci di Napoli, perla del Mediterraneo che il Vesuvio guarda dall’alto, voci in cui riecheggia l’antica bellezza di questa città bagnata dal mare e baciata dal sole, e in cui trovano spazio, però, anche ferite, povertà e paure – inizia così il discorso papale di Leone XIV in piazza del Plebiscito – Queste voci raccontano di una Napoli che spesso cammina stanca, disorientata e delusa (…), che ha bisogno di quella prossimità offerta loro da Gesù; voci di un popolo che, ancora oggi, avverte la necessità di fermarsi per chiedersi: che cosa conta davvero?”.
Il paradosso di Napoli
Fin dall’inizio dal suo discorso il pontefice mostra di aver colto l’anima profonda della città partenopea, il suo grande cuore pronto ad accogliere ma anche le tante ombre che la rendono intrinsecamente fragile: “Napoli vive oggi un drammatico paradosso – ha detto il Pontefice davanti a una piazza gremita di persone – alla notevole crescita di turisti fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità sociale”.
Il riferimento alla Chiesa di Napoli
“Sono felice di poter dire che la Chiesa a Napoli è un “collante” che contribuisce notevolmente a questo lavoro di rete, per tenere insieme gli sforzi dei singoli e connettere le energie, i talenti e le aspirazioni di molti – ha sottolinea il pontefice ieri – Lo ha fatto promuovendo un Patto Educativo, che ha trovato una risposta generosa nelle Istituzioni – il Comune, la Regione, il Governo – e anche in tante realtà ecclesiali e del Terzo settore. Vorrei perciò lanciare un appello a tutti voi: non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio, non perda il suo colore questo sogno che state realizzando per una Napoli migliore e più bella! Continuate a portare avanti questo Patto, radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti – Istituzioni, Chiesa e società civile – per sollevare la città, preservare i vostri figli dalle insidie del disagio e del male, per restituire a Napoli la sua chiamata ad essere capitale di umanità e di speranza”.
Non sono mancati riferimenti alla pace e all’accoglienza.
Il papa è stato accolto con canti e giubilo. Canzone classica napoletana, e pezzi di Eduardo De Filippo. Non sono mancate pizze e dolci dedicati.