Intervento di routine finisce in tragedia: donna resa sterile, Asl e ginecologa condannate
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Quello che doveva essere un semplice intervento ginecologico di routine si è trasformato in un dramma destinato a segnare per sempre la vita di una donna. La vicenda, iniziata nel 2006, si è conclusa con la condanna dell’Asl e della ginecologa coinvolta, ritenute responsabili dei danni subiti dalla paziente, rimasta sterile a seguito delle complicazioni insorte dopo l’operazione.

L’intervento per un polipo cervicale

La storia risale al 26 giugno 2006, quando una donna di 35 anni, durante una visita specialistica, scopre la presenza di un polipo del canale cervicale.

La ginecologa decide quindi di programmare con urgenza un intervento di isteroscopia con polipectomia da eseguire nella stessa giornata in ambulatorio.

I primi sintomi e il peggioramento

Tre giorni dopo l’operazione iniziano però a manifestarsi forti dolori addominali e problemi intestinali.

Secondo la perizia del consulente nominato dal Tribunale, l’intervento avrebbe con ogni probabilità provocato una colonizzazione infettiva che avrebbe successivamente determinato un grave processo infiammatorio a carico delle tube.

Preoccupata per il peggioramento delle proprie condizioni, la donna si rivolge nuovamente alla ginecologa che le prescrive una terapia farmacologica contro l’infezione e la stipsi.

Le responsabilità evidenziate dalla perizia

Secondo il consulente tecnico del giudice, una delle criticità principali sarebbe stata la mancata esecuzione di un adeguato esame obiettivo durante la visita successiva all’intervento.

Nel frattempo i dolori aumentano progressivamente fino a costringere la donna a recarsi al pronto soccorso dell’ospedale Lotti di Pontedera il 15 luglio.

Anche in quella circostanza, tuttavia, la paziente viene dimessa il giorno seguente.

La perizia ha evidenziato come un consulto ginecologico urgente avrebbe potuto consentire una diagnosi più tempestiva e un diverso percorso terapeutico.

La sentenza

I giudici hanno riconosciuto una serie di errori e sottovalutazioni nella gestione clinica della paziente, individuando responsabilità sia nell’intervento iniziale sia nelle successive fasi diagnostiche e assistenziali.

Per questo motivo l’Asl e la ginecologa sono state condannate al risarcimento di 75mila euro a favore della donna.

La sentenza di primo grado è stata successivamente confermata anche in Appello, consolidando il riconoscimento della responsabilità sanitaria nella vicenda.