fine vita ph credit pixabay
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Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare che disciplina procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. È la quarta Regione italiana e la prima amministrata dal centrodestra a varare una normativa sul tema.

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare sul fine vita, che definisce procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito.

Il provvedimento è passato con 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari, al termine di un lungo confronto in aula.

Con il Veneto salgono a quattro le Regioni italiane che hanno approvato una legge regionale sul tema, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Il Veneto è inoltre la prima Regione amministrata dal centrodestra a dare il via libera a una normativa di questo tipo.

Zaia: «È stato doveroso dare questa risposta»

Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ha definito l’approvazione una risposta doverosa nei confronti delle persone che, in presenza dei requisiti previsti, chiedono di poter accedere alle procedure di suicidio medicalmente assistito.

Secondo Zaia, la legge si inserisce nell’ambito della legittimità giuridica e punta a definire una procedura regionale per la gestione dei casi nei quali il paziente abbia ricevuto il via libera da parte del comitato etico.

Il presidente ha ricordato che in Veneto, dal 2019 a oggi, sono state presentate 31 richieste e che soltanto tre persone hanno ottenuto l’autorizzazione del comitato etico.

«Il fine vita esiste dal 2019»

Zaia ha inoltre sottolineato che il provvedimento regionale non introduce ex novo il tema del fine vita, ma interviene sulla gestione delle procedure sanitarie.

Il riferimento è alla pronuncia della Corte costituzionale del 2019, che ha individuato specifiche condizioni nelle quali non è punibile l’aiuto al suicidio.

Secondo quanto ricordato da Zaia, tra i requisiti rientrano una patologia irreversibile con prognosi infausta, il mantenimento in vita attraverso trattamenti di sostegno vitale, una condizione di sofferenza fisica o psicologica ritenuta intollerabile e la capacità del paziente di assumere decisioni libere e consapevoli.

La legge veneta si concentra quindi sulla definizione di procedure e tempi dell’assistenza sanitaria regionale, nell’ambito delineato dalla normativa e dalla giurisprudenza nazionale.

Oltre dieci ore di dibattito

L’approvazione è arrivata dopo una discussione durata oltre dieci ore, durante la quale sono intervenuti tutti i consiglieri.

Lo stesso Zaia ha sottolineato come in aula siano state espresse sia le ragioni favorevoli sia quelle contrarie al provvedimento, in un confronto caratterizzato da posizioni profondamente diverse ma, secondo il presidente, condotto nel rispetto reciproco.

Il tema del fine vita continua così a rappresentare uno degli argomenti più delicati del dibattito politico, giuridico ed etico italiano, mettendo a confronto il diritto all’autodeterminazione, la tutela della vita, il ruolo del Servizio sanitario e le garanzie necessarie per le persone in condizioni di grave sofferenza.