Il caso di Mario Roggero, il gioielliere di Gallo di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo una rapina nel 2021, continua a dividere l’opinione pubblica e la politica.
A intervenire sulla vicenda è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un’intervista al Corriere della Sera ha sollevato dubbi sullo stato psicologico dell’uomo nel momento dei fatti e sul tema della proporzionalità delle pene.
Meloni: “Chi può giudicare dolore, trauma e paura?”
“Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? Siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere?”, ha dichiarato la premier, riferendosi alla situazione vissuta dal gioielliere durante la rapina.
Secondo Meloni, prima di esprimere giudizi definitivi sarebbe necessario interrogarsi sulle condizioni emotive di una persona sottoposta a un forte stress psicologico.
“Bisogna farsi qualche domanda in più”, ha aggiunto, sottolineando come in situazioni di grave paura il comportamento umano possa essere condizionato da reazioni istintive difficili da controllare.
La questione della legittima difesa
Il nodo centrale della vicenda riguarda i limiti della legittima difesa.
Secondo quanto stabilito dai giudici nei tre gradi di giudizio, l’azione di Roggero non sarebbe rientrata nella legittima difesa, perché i rapinatori erano ormai in fuga quando il gioielliere li avrebbe inseguiti e colpiti nel parcheggio.
La premier, però, ha posto un interrogativo:
“Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, soprattutto per un uomo che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?”
Meloni ha ricordato che Roggero aveva già subito una rapina violenta nel 2015, durante la quale lui e la moglie erano stati aggrediti e minacciati.
“L’adrenalina può modificare percezione e reazioni”
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha richiamato anche gli effetti dello stress e dell’adrenalina sul comportamento umano.
“Quando si subisce un’aggressione, il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità combattimento”, ha spiegato, sostenendo che in situazioni di pericolo la percezione degli eventi può essere alterata.
Secondo Meloni, a Roggero sarebbe stato contestato di non aver mantenuto il sangue freddo in un momento di forte tensione emotiva.
“Picchi emotivi che raramente si riescono a controllare perfino in reparti addestrati di tanti settori”, ha affermato.
La richiesta di grazia
Sul procedimento per la concessione della grazia, Meloni ha confermato di aver sostenuto l’avvio dell’istruttoria da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
“Gli ho detto io di andare avanti”, ha dichiarato la premier, precisando però che la decisione finale spetta esclusivamente al Presidente della Repubblica.
La richiesta di grazia è stata presentata dalla moglie di Roggero, mentre il ministro Nordio ha avviato l’iter previsto.
Il tema della proporzionalità delle pene
Un altro punto sollevato dalla presidente del Consiglio riguarda la proporzione delle condanne.
“Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere. C’è un problema di proporzionalità delle pene”, ha dichiarato.
Secondo Meloni, oltre agli aspetti giuridici, occorre valutare anche l’età dell’uomo, che oggi ha 72 anni, e il contesto personale in cui si sono verificati i fatti.
La vicenda Roggero resta quindi al centro del dibattito nazionale, tra chi difende il principio della legittima difesa e chi sottolinea la necessità di rispettare i limiti stabiliti dalla legge.
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