Ha aperto il Grand Egyptian Museum (Gem), il museo che con i suoi 500 mila metri quadri detiene ora il primato, per essere il più rgande del mondo, dopo il Louvre.
Oltre 100 mila i reperti dell’Antico Egitto conservati, tra i quali spicca senza ombra di dubbio il tesoro di Tutankhamon, il faraone bambino, finalmente riunito dopo essere stato a lungo diviso tra Il Cairo e Luxor.
Pedane ed effetti di luce hanno arricchito lo spazio compreso tra il Grande Museo e le piramidi di Giza, distanti appena due chilometri e ora unite da una piacevole passeggiata, in modo meno suggestivo della sfilata di mummie che aveva accompagnato il loro trasferimento da piazza Tahrir al Museo della Civiltà egizia. Un tono decisamente diverso, studiato per un pubblico internazionale, spiegano gli organizzatori.
Per l’Italia era presente il ministro della Cultura Alessandro Giuli, dopo che la presidente Giorgia Meloni aveva declinato l’invito a pochi giorni dalla partenza. “È una gioia e un onore rappresentare il governo italiano all’inaugurazione del Grand Egyptian Museum – ha detto il ministro -. Uno scrigno che esalta la magnificenza della civiltà egizia e il suo fascino senza tempo. Siamo lieti che questo straordinario patrimonio culturale, orgoglio dell’Egitto, abbia una nuova, monumentale casa. Investire nella cultura è essenziale per promuovere pace, stabilità e sviluppo nel Mediterraneo. Italia ed Egitto vantano rapporti millenari e una cooperazione culturale esemplare, che apporta benefici a entrambe le Nazioni e rappresenta un modello di riferimento per il dialogo euro-mediterraneo”. Tra gli italiani si è visto anche Matteo Renzi, invitato, spiega il suo staff, per le sue buone relazioni con il mondo arabo.